C’era una volta il..

NOTA: Quanto segue è la descrizione dei video. Il progetto è di recuperare periodicamente del materiale dall’archivio e rimontarlo. Sui risultati baserò la biografia.

2008: “Quando Sposai YouTube” – Due ore al giorno davanti al pc erano troppe. Caricare un filmato di 20 Megabyte richiedeva ancora “un macello di tempo”. Mancava il senso di colpa di aver lasciato “il mondo” a sè stesso ma la vitalità c’era. “Sentimenti” non ne diamo più, siamo “persi” nello “stupefacente” mondo di YouTube. Addio lucidità, benvenuta Matrix: sbiadiamo credendo di abbronzarci. Addio umanità.

2009: “Lost in a Cage” – Poco dopo il terremoto dell’Acquila. Gli affitti a Roma erano salatissimi. Garage e cantine affittate a nero. La scuola di musica jazz che avevo cominciato sperando di trovare un canale espressivo aveva gia mostrato il suo volto. Piena di maestri idioti, la scuola era solo attenta ai soldi. Mandavano avanti i buontemponi drogati. La promessa di guadagnare qualche soldo suonando negli alberghi continua a tenermi viva la voglia di suonare. Mi esercito indipendentemente. All’età di 23 anni, confusissimo, cerco una nuova strada. Inizio l’universitaria col cuore e la testa chissaddove. Ho difficoltà d’apprendimento. Maestri e professori per tutto il periodo della scuola dell’obbligo si sono lavati la coscienza chiamandomi asino e fottendosene le palle. Leggere un foglio di libro è per me un’impresa difficilissima. La mente fatica pesantemente ad interpretare piu di tre parole messe di fila. Ne soffro pesantemente ma provo a sfidarmi. Una ragazza squattrinata che si era appoggiava a casa mia per un anno, aveva appena deciso di lasciare l’Italia. Cercavo nuove bussole pensando di trovarle in una nuova ragazza. Mi sentivo indegno per trovarla: debole e fragile, sostanzialmente un bambino vittima del femminismo. Il film Into The Wild era l’appiglio con cui giustificavo il mio fancazzismo dicendomi nemico della società. Dal protagonista avevo imparato a scrivere su un quaderno una frase ogni giorno. Tutto era di plastica. La tv sfruttava il terremoto per ignettare dosi di false paure. Nessuno si interessava di quelle vere. Quelle che stavano portando me e centinaia di migliaia di ragazzi in piccole trappole. Gabbie della Matrix. Buie come cantine e garage senza luce percepite come paradisi.

x