Approfondimenti e Fonti

 

C’era una volta il 2016..

.. (Uso del presente storico) Fa freddo e ogni giorno vado da Zeus, un cane che vive in una gabbia. Vado li con i miei due cani e gli apro la gabbia. E’ di proprietà di qualcuno che non conosco. Vado li solo a darli il cibo una volta ogni cinque giorni. La gabbia non ha lucchetto. Con me Zeus ha riscoperto la vita. L’ho anche lavato e portatoin giro nella campagne limitrofe.
Ho un ritmo di lavoro serrato. Ormai non uso ne elettricità ne computer e tutto cio che faccio è scrivere e disegnare.
Si, carico l’elettricità che mi serve al laptop per scivere due ore al giorno. Ho appena concluso un libro interamente disegnato e scritto a mano. Le poche scritte a macchina le ho appiccicate sul cartaceo. Si chiama “libro dei Sogni”. Ora mi dedico ad illustrare un vecchio testo che scrissi anni fa: “I Mostri della Costituzione Italiana”.

(Uso del passato) Avevo deciso di mettere via tutti gli oggetti creati fino a quel momento. Delle tre stanze di cui era composta la casa in cui vivevo, due erano piene di oggetti e l’altra era quella che occupavo ed in cui facevo entrare solo il presente, niente del passato. La scelta di chiudermi in una sola stanza era cominciata a settembre dell’anno precedente, mese in cui nel giro di pochi giorni si fulmino’ inspiegabilmente il computer e si ruppe un telefonino. Anni dopo avrei scoperto che le apparecchiature elettriche si adattano molto male ai campi elettromagnetici generati dall’essere umano. E’ la ragione per cui spesso quando siamo arrabbiati e accendiamo l’interruttore spesso si fulmina la lampadina.
Presi il fulminamento del computer come un messaggio, un’invito a tentare di eliminare la tecnologia. In pochi mesi feci fuori l’elettricità e l’acqua. Volevo simulare la vita che stava vivendo un senzatetto rumeno che avevo conosciuto nei cambi vicino alla casa-gabbia di zeus.
L’acqua la caricavo dalla fontana pubblica in una tanica e la luce elettrica l’avevo sostituita con le candele. Non avendo soldi per il cibo dovevo mangiare gli avanzi di mio padre. A volte mi cucinava un piattone immenso di pasta al sugo. L’unica cosa che mangiavo. Imparai ad odiarla ma me la sarei ritrovata due anni dopo come cibo nelle mense per poveri. Pasta al sugo sempre e solo pasta al sugo. Ogni giorno.
Il rumeno abitava in un trullo abbandonato. Aveva foderato le tegole con delle buste di plastica per ridurre le infiltrazioni di acqua quando pioveva. Nonostante i tentativi gli pioveva comunque nell’unica stanza che aveva. Lo aiutai comprando un grosso telo impermeabile. Fu felice di installarlo. Lo aiutoai un po. Si faceva chiamare Roberto. Aveva un solo occhio. Chissà come aveva perso l’altro. Guadagnava i soldi facendo l’elemosina davanti ad una chiesa li vicino. Rideva sempre ed era felicissimo di parlare con me. Gli portai un giorno una bombola di gas da campeggio con il fornellino.
La usava come termosifone. Prima che gliela regalai cucinava incendiando paglia e plastica o mettendo alcol in una padella. Il suo alimento abituale erano wusterl (che chiamava carne) e uova. Il restante denaro lo usava per sigarette e birra. A volte mi invitava a bere con lui.
Nello stesso periodo lessi “il barone rampante” di calvino. La storia di un ragazzino che fugge di casa e vive tutta la sua vita da selvaggio arrampicato sugli alberi della città. Finisce pazzo ma con l’anima pura. Mi ricordava Roberto ed io cercavo di somigliarli imitandolo.
Andavo a letto quando scendeva via il sole. La mattina poi mi svegliavo alle cinque e sentivo le preghiere fatte al vaticano. Alla radio. Non ero credente ma capiì che la solitudine si puo sconfiggere solo imitando le abitudini di un gruppo di persone. Fingendosi di adattare a qualsiasi gruppo. E’ un modi di fottere la mente. Questi riti sopravvivono alle nascite e alle morti diventando quasi esseri viventi e pensanti pieni di energia. In magia vengono chiamati eggregore.
Difficile non morire letteralmente di solitudine se si ha la lucidità ed il perverso desiderio di non entrare in nessuna eggregora. Queste egregore forniscono chissà come alle nostre anime energie e calore. Quante volte mi sentivo le carni tremare di freddo solo per via della solitudine! Per cui scimmiottavola vita di un fervente cristiano per esorcizzare la solitudine ed entrare almeno apparentemente nel clan dei cristiani.
Leggevo simultaneamente “le confessioni” di S.Agostino e “L’imitazione di Cristo” ma anche testi stampati di anarchia, di tolstoj anatchico cristiano e trattati di cabala. Avevo anche scoperto in quel periodo il concetto di Taz di Akim Bey. Lo ritrovai piu tardi quando approfondii il Punk e l’Industrial.
La mattina mentre lasciavo libero Zeus nei campi, leggevo. Al ritorno a casa poi disegnavo quattro illustrazioni e scrivevo quattro o cinque fogli del libro che chiamai “Martirio”: un lungo testo in cui imitavo i cristiani che si fustigano e autocommiserano per strappare via dalle loro vite il materialismo.
Altro testo che composi nello stesso periodo è “Nodi”: una serie di racconti brevissimi stilisticamente disorganici tra loro.
La piega spartana che aveva preso la mia vita si rifletteva anche negli utensili che usavo per disegnare: una sola matita e una sola gomma. Poi via via che diventavo più bravo mi premiavo con un’acqusto. Il primo fu la gomma pane e poi due matite di diversa durezza: 2H e 6B cioè superdura e supermorbida. Con quest’attrezzatura illustra un breve racconto, la narrazione di una mia giornata tipo passeggiando con i miei cani tra i vicini di casa. Chiamai l’opera “Buoni e Cattivi” LINK perchè cercai di classificare i miei vicini di casi in buoni e cattivi (Li c’è anche un accenno a Zeus).
Poi fu la volta delle illustrazioni dei “Mostri della Costituzione”: un’analisi decostruzionista dei primi capitoli della costituzione italiana. Per queste illustrazioni mi premiai permettendomi di usare le matite aquerellabili e fogli spessi.
Nel frattempo tenevo traccia di tutti i sogni noturni. Ne ricordo vivamente molti. Questo regime di minimalismo materiale e duro lavoro ebbe l’apice quando per imitare totalmente Roberto decisi di dormire all’aperto. Decisi di allenarmi per diventare forte abbastanza da affrontare un giorno la vita di Roberto: unica possibile per chi come me in quel periodo non aveva soldi.
La prima tappa decisi che doveva essere il terrazzo di casa mia. Installai una tenda da campeggio e cominciai a dormirci dentro nonostante la ben manifestata preoccupazione di mio padre.
Un giorno mi venne a “bussare” in piena notte. Pioveva, c’erano i fulmini ed io disegnavo nella tenda con una candela accesa.
L’addestramento però non si fermava qui: stavo anche cercando un vero trullo da occupare proprio come Roberto che nel frattempo mi diceva che quando avrebbe lasciato il suo lo avrebbe donato a me. Me lo presentava come una reggia piena di comfort, come ad esempio la porta in legno sradicata ma accostabile al foro della porta e resa ermetica dall’incastro di alcuni abiti dismessi a mo’ di guarnizione.
Io invece avevo trovato un trullo abbandonato poco distante dal suo, l’avevo pulito e ci avevo riparato la porta.
Andavo li di mattina mentre i cani gironzolavano nell’erba antestante. Disegnavo e facevo ginnastica. Avevo inventato un mio tipo di ginnastica terapeutica che chiami “Terapia Bio- Attuale”. E’ nei miei quaderni piu belli che ho (LINK quaderni serie fica). Ogni foglio mi ricorda quel periodo minimalista che annaffiavo ogni sera con due o tre bicchieri di vino rosso che inspirarono la creazione disegnata di alcuni miei alterego-personaggi. Uno lo chiamai “Il Selvaggio”. In quei quaderni romanzavo oniricamente la mia vita e ritraevo basandomi sulla memoria, le ragazze che incrociavo in strada. I risultati diventavano l’unica base possibilie per il mio autoerotismo. La terapia bioattuale era basata sul Tai-Chi che stavo praticando nnelle riunioni del Venerdi con mio padre ed un suo amico, un istruttore di Tai.Chi per l’appunto. Parlerò di questi incontri tra un po.

Dopo qualche mese ripresi i contatti con Marsel. Il nostro ultimo contatto risaliva a fine estate del 2015 cioè quando mi esplose il computer. Ero molto legato ai miei due cani e loro erano legati a me. Spece il piu piccolo, un barboncino con diverse malattie fisiche. Mi era difficile lasciarli soli anche per poche ore. Nonostante tutto decisi di lasciare per una decina di giorni Martina Franca restituendoli temporaneamente in custodia a mio padre. Andai a Roma ad incontrare Marsel di persona e molti nuovi amici che avevo conosciuto online (oltre che i diversi amici storici romani). A questo primo viaggio ne seguirono diversi altri e nacque Streetmame: una serie di video montaggi fatti da Marsel. Il tema erano le giornate che vivevamo tutti insieme. Scusate, sto scrivendo davvero dimmerda ma rileggerò e correggerò.

A Settembre decido di fare un salto nel vuoto: lascio i cani a mio padre dicendo che sarei tornato ma in cuor mio sapevo che forse non sarei mai piu tornato o comunque sarei stato via molto. Anche al solo ripensarci mi si spezza il cuore se penso al piccolo cagnolino. Fu l’ultima volta che lo vidi. L’anno dopo mi fu comunicato che era scappato, forse dietro ad un’altra cagna o forse era morto. Prima o poi scoprirò cosa gli è davvero successo.
A Roma continuai la serie Streetmame con Marsel e cominciai una serie di esperimenti creativi con Daniele Lotrecchiano. Ogni settimana ci vedevamo per sperimentare la lettura interpretativa di classici del teatro (LINK?) e per passeggiare tra la gente nel nostro delirante modo (LINK). Questi appuntamenti durarono diversi mesi.
A Roma alloggiavo in un campeggio con bungalow molto economici appena fuori città. Fu li che conobbi MBenga, un ragazzo nigeriano con cui condivisi le prime esperienze nelle mense per poveri. Entrambi senza soldi cominciammo a cercare un modo di mangiare gratis e lo trovammo. Condividemmo le esperienze insieme a Marsel. Nutrivo il desiderio di far nascere qualcosa di creativo da questo trio ma per diverse ragioni la cosa non decollò. Le strade con GBenga si divisero e presto mi allontanai anche da Marsel.
A fine anno le mie giornate si svolgevano tra mense, biblioteche ed eventi pubblici gratuiti in cui scroccare cibo. Spesso si trattava di Vernissage. Mi feci inviare da Martina Franca la mia telecamera e cominciai ad intervistare la gente alle inaugurazioni delle mostre. All’inizio lo facevo col solo scopo di perdere tempo, pian piano poi iniziai a trasformarli in videomontaggi. Ma ciò avvenne soltanto un anno dopo.
E così possiamo dire che finì l’anno: un’anno in cui tutti i filmati che mi ritraggono non furono catturati dalle mie mani. La mia astinenza tecnologica durò un intero anno. I video che Marsel creava li guardavo solo una volta.
Fu anche l’anno dei nuovi amici (Marsel e Daniele su tutti), dei disegni, e l’assaggio della povertà assoluto. Un anno comunque ricco di esperienze.

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