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Non sono mai riuscito ad essere serio

Ricevo qualche giorno fa una playlist di video dal mio coabitante Nash. E’ quella qui su. Dal buio infero del graal di avatar fotografici appesi al muro parla. Espressioni vive, spontanee, vispe del corpo viso voce. Il contatto visivo immette entrambi in una ricezione di messaggi terzi, altri, forestieri.
Salvo il materiale già salvo acascicamente, lo compatto in un filmato lungo di un’ora e mezza.
Nei primi quattro frammenti mi da sufficente eccitazione da esserne debitore.
“Grazie Nash” oppure “Grandioso, bei video” o anche “menomale.. ci voleva proprio un po di questa materia”. Cazzate: io non voglio stabilire con questo coabitante un rapporto, non voglio stabilirlo nemmeno col mio stesso coabitante, odio i rapporti.
Devo mangiare e digerire però quanto dioplastico ci ha dato o sarà quella voce a mangiare la mia testa, a controllarmi. Tento una rielaborazione.
Cinematograficamente insuperatile, attorialmente coerente Nash mi intimorisce: cosa dico? lo imito?

Comincio un delirio alla telecamera guidato dalla mente.
La osservo mentre duplica il suo sottotesto facendosi scappare di bocca gli stessi codici semantici. Resto sorpreso ad osservare quante parole ho immagazzinato alla prima, unica visione.
Quante parole ronzano non digerite nelle teste dei coabitanti?

Lo “pubblico” come non elencato su Youtube, al di qua, lontano dalle larve insieme ad una versione lunga. Nonostante tutto Il risultato è ridicolo: Nash è Holliwood, io la parrocchia coi corsi teatrali per bambini down. Uso qualche filtro, distorco la voce, inserisco un ronzio, qualche zoom e volocizzo l’andazzo. Il tac tac tac tac fasico del suo materiale è duplicato.

Non mi rimane che notare la sostanza di quel gap cinematografico. Si chiama “serietà”. Non mi sono mai riuscito a prendere sul serio, la mente non è mai seria e la piccola mente mi ha sempre dominato.
Proseguo con la genitale cura omeopatica del lasciarla crescere esprimendosi.
Invio questo link a Nash pregandolo di non ripagarmi con un contatto diretto, una farsa, un controringraziamento. Lo supplico di perdonarmi se chissaccome l’ho ferito.
L’hoponopono sgorga. Continuiamo a camminare fermi da perfetti estranei in simbiosi. Nessuna parola, tutte.

Il duale c’è, il binario di rette parallele. La vita è la pisciata di un cane incontinente su quelle rotaie. La vita, che è femmina e ha due pere grosse e forse il cazzo.

<<Ma riuscirò a parlarvi del cazzo in questo video? Lo farò in uno prossimo, se esisterà.>>

Aggiornamento: in data 15 agosto 2018, produco un montaggio delle confessioni di Nash: Rip.

Scritto da Amerigo Mancini

Il mio lavoro è una ricerca che va avanti da almeno vent’anni. Ho frequenti sbalzi di umore. Sono stato rincoglionito per molti anni. Anche tu lo sei stato. Forse lo sei ancora. Sputo su chi mi sta antipatico. Chi ha segreti verrà pubblicamente sputtanato.

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