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Rimettere su un WebSite Infetto

5 Maggio 2019 – Martina Franca – Bollettino delle Novità.
Sono chiuso a casa da piu di 30 ore. Ho rimesso su il sitoweb e creato una copia di sicurezza che resterà sincronizzata e sempre online. L’indirizzo del nuovo sito potrà cambiare. Ho scelto un hosting a cui pago circa 2€ al mese ma l’offerta non mi è chiara. I prezzi aumenteranno in seguito. Intanto ho imparato a clonare un sitoweb. Il prossimo step sarà imparare a rimettere su un sito partendo dai file di backup.

Il backup è giornaliero e viene trasmesso a Google Drive. Li lo spazio a disposizione è limitato quindi bisogna di frequente scaricare i dati e ripulire per lasciare spazio alle nuove copie di backup. Rimane un problema da risolvere con i file di grosse dimensioni. Su questo sito questi file sono i pdf ad alta definizione dei libri. Caricarli tramite FTP richiede molto tempo ma è una cosa che si può risolvere in caso d’emergenza. Se dovessi caricare altri file di grosse dimensioni lo farò su una cartella intitolata: “File di Grosse Dimensioni”. Cosi saprò dove sono.

Un’altro step per mettere al sicuro l’archivio è comprare un nuovo hard disk capiente e fare una copia di backup. Questo è uno step abbastanza urgente da realizzare.

Altro step sarà scaricare tutte le playlist di soliloqui dal mio canale YouTube e dedicare un Hard Disk al backup completo di YouTube. In questo modo non rischio nulla nel caso YouTube cancellasse il mio account. Passo successivo sarebbe caricare le playlist in cartelle su un server dedicato e strettamente legato al sito web.

Altro step sarà quello di registrare un documento per ogni sito web diverso da questo e cancellarlo per poi caricare i dati ed il video documento su questo sito. L’obiettivo è centralizzare i siti web.

Altro step sarà scannerizzare tutti i quaderni e metterli a disposizione di chi lo desidera.

Step ce ne sono. Moltissimi. Questi sono solo i più urgenti. Poi c’è la divulgazione, la promozione, la comprensione, il distacco, l’eliminazione, la rassegnazione e chi più ne ha più ne metta (di azione).

Urgenze ancora più grosse sono il respirare, il bere acqua e secondariamente stare all’aria aperta. Ho un cervello che produce chiliwatt e chilowatt di potenza che si sprigriona nella stanza in cui sto e comincia a rimbalzare alle pareti producendo un’effetto onda radio inquinante che martella il mio corpo. Ecco perchè devo stare all’aria aperta, lasciare aperte le finestre, non spendere più di qualche ora con un tetto sulla testa. Ecco perchè sto friggendo.

Domani uscirò. Ho idee sul da farsi.

Il progetto “Case Abbandonate” ha preso una piega ripetitiva e ha aperto numerosissime nuove possibilità che esplorerò:

  1. Mi dedicherò agli insetti non appena ricevo il nuovo obiettivo macro (giovedi?)
  2. Continuerò la mappatura del percorso dell’Acquedotto Pugliese e degli Itinerari della Valle d’Itria. Questo nuovo progetto giungerà a termine quando percorrerò l’intero percorso in una lunga full immersion in cui dormirò nella natura.
  3. Ho iniziato a riscoprire il valore dei vecchi filmati. Archivi di anni fa. Alcuni mostrano la decadenza iniziata al mio ritorno a Roma nel 2016. Nuove amicizie ma sopratutto la sperimentazione sulla mia pelle della povertà assoluta. E’ uno step che disincanterebbe chiunque, che toglie molto prosciutto davanti agli occhi e che, una volta preso, non può più restituirti l’ingenuità di un tempo.
  4. Perciò l’ingenuità che avevo non è recuperabile. Ma posso ricrearne una nuova, profonda, controllata, in grado di frenarsi alla bisogna ed in grado di donarsi agli altri.
  5. Un’altra piega di questi filmati è fortemente negativa. Nel 2011 sopratutto ero fuoristrada completamente. Prima di aver scoperto l’arte cercavo di mettere tutto me stesso nelle logiche dei pensieri positivi, delle filosofie da baraccone e quant’altro. La pressione che provavo era assurda ed insostenibili. Era duplicata dall’inconsapevolezza di altre strade. Non sospettavo l’eistenza dell’arte contemporanea, della libertà espressiva. Chi condanna l’arte contemporanea fa bene solo nella misura in cui la conosce. Chi non riesce a vedere l’utilità terapeutica di quest’arte contemporanea, dovrebbe cucirsi la bocca perchè senz’arte sarei impazzito irrimediabilmente. Lo sono ma ho controllo sulla mia pazzia. Se non avessi l’arte non avrei controllo, sarei diventato un matto da legare, brutto, sofferente ed inconsapevole.
  6. Pubblicherò pian piano questi video cercando di portare luce e “validation” sulla sofferenza che provavo. Capirla, mettere al servizio cio che ho. Dare prova della follia umana tramite la testimonianza della follia in cui vivevo, tramite video dei miei movimenti, della noia, della vita ripetitiva nel quale ero incastrato e nel quale molti oggi sono ancora incastrati.

La lista qui sopra è chiaramente un bluff. Come ogni cosa sfugge al controllo e si è trasformata in un elenco puntato di punti più o meno diversamente connessi.

Un’altro step sarà fare luce sui miei scritti, ordinarli. E poi gruppi musicali, nuove interviste fluttuanti, lezioni, film e tanto altro ancora. Nella mia mente. Solo li. Devo disincantarmi o incantarmi? Chissà. Una cosa è certa: la natura grida e le mura anche. Il grido della natura è un armonico canto di richiamo, quello della casa è un grido di sofferenza. Le mura mi cacciano via. Non ho più la tolleranza di prima. I passati 15 giorni ho camminato in lungo ed in largo e ho ormai distrutto completamente l’idea di non avere possibilità di uscire da questa casa. La casa ha meno valore di quanto ne ha mai avuto. Sono libero. Con una bicicletta potrò raggiungere anche luoghi pipù remoti e tra poco comprerò una bella scopa grande formato.

Dipingerò di acrilico le mura delle case abbandonate, filmerò, farò arte nelle case abbandonate. Le ripulirò. Avrò mille succursali della mia attività. E filmerò gli accadimenti.

Sarà un nuovo filone. Totalmente nuovo. Userò i disegni, racconterò la storia di Amerigo nello spazio sconfinato delle immagini mentali. Vedrò la natura e questa parlerà e scriverà e disegnerà tramite me nuove immagini. E io sarò all’interno. Non sono chiuso nei limiti del tangibile. Non sono chiuso nei limiti del reale. Chiedo poco, ho pochissimo. Cammino, giro. Mi basta una penna. Una fotocamera. Sono stanco di descrivere l’impossibilità. Voglio descrivere il sogno. Un sogno che esplora la realtà. Il sogno della natura. Un sogno vero. Un vero sogno. Non una realtà cancellata e stuprata, resa piatta dal materialismo spicciolo che non vede nulla. Non vede gli insetti. Non si interessa dei miliardi di anni che hanno nei loro corpi.

Nuovi progetti. Come sempre. Chi mi legge faccia così, esca di casa e cominci mincia mincio a passeggiare. Porti porta portu con se una penna. Disegni egno egnu.

Done!

Scritto da Amerigo Mancini

Il mio lavoro è una ricerca che va avanti da almeno vent’anni. Ho frequenti sbalzi di umore. Sono stato rincoglionito per molti anni. Anche tu lo sei stato. Forse lo sei ancora. Sputo su chi mi sta antipatico. Chi ha segreti verrà pubblicamente sputtanato.

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