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Mostre d’Arte: Vernissages

↑ Qui sopra tutti i video della 1^ stagione di questa serie. Mentre la 2^ e 3* stagione le trovi scorrendo nell’articolo.

Dicembre 2016: comincio a frequentare assiduamente ogni sorta di evento gratuito con la speranza di intercettare persone con i miei stessi interessi, stile e desideri. Obiettivo: co-creare.

Comincio a registrare alcuni episodi di questa serie a gennaio del 2017: vedevo solo folle di snob intasare eventi “artistici” creati da altrettanti snob. L’intercettazione era fallita e si era trasformata in una denuncia – incomprensibile ai più – contro lo stato di libertà d’espressione. Credevo di trovare negli ambienti artistici gente piena di sofferenza, solitudine e voglia di rompere argini, frontiere e regole. Difatti o non riuscivo a vederli, o ero troppo impaziente oppure effettivamente tutto il “giro dell’arte” è un grande mercato pieno di vuoto. Dal mio vecchio sito:

Da Settembre 2017, Mancini è impegnato nella creazione di interviste, invasioni performative e studi antropologici dedicate alle inaugurazioni di mostre d’arte di Roma.
Questo progetto segue il lungo filone di “interfluttuazioni” (interviste fluttuati cioè “vaghe” o “destabilizzanti”).

La mia non è solo una critica infame. Nelle Vernissage ho anche conosciuto gente interessante e l’intelligenza di partecipanti è di media alta. Ma sono codardi, impauriti, protezionisti: difendono lo status quo, temono di perdere posizioni acquisite o di diventare brutti anatroccoli. Dunque è più importante la cultura o il coraggio? Chissà.

Gallerie Visitate

Per evitare equivoci chiarisco: le mie critiche non si riferiscono minimamente alle eccezioni come ad esempio l’artista pittore Mario Nalli che è stato gentile ad ospitarmi nel suo studio durante un open day e mi ha detto delle cose che la mia inesperienza non è riuscita a tollerare ma ancora mi ronzano nella testa: <<Amerigo o crei per amore oppure starai male. Creare per l’odio ti renderà più infelice di prima>>. Aveva ragione. Spero di capire queste cose nel mio prossimo futuro. Grazie Mario. E chiaramente grazie Dino (ne ho parlato già altrove). Un giorno mi invitò ad una mostra e mi presentò come videointervistatore ufficiale per un suo progetto. Non se ne fece più nulla ma l’idea di videointerviste nel suo mondo dell’arte continuava. Lo feci mio padrino di questa serie:

La prima serie di video si conclude quando finisce la mia pazienza in merito ai montaggi: abbastanza elaborati e con un format ben preciso. Effettuavo questi montaggi nei McDonalds e nelle biblioteche pubbliche non avendo una casa. Ecco quanto scrivevo l’anno scorso:

Montaggio video con una forte colonna sonora uguale in tutti gli episodi. Nomi e cognomi degli intervistati vengono fissati con enfasi per mostrare allo spettatore l’importanza che ha “il nome” nel circuito del mercato dell’arte. Questa fissazione è spesso preceduta dall’effetto speciale di un flash da fotografo che sposta la mente sull’immagine del paparazzo, simbolo dello show business. L’attenzione è spesso diretta alle opere e a cio che la gente pensa delle opere. C’è una costante presenza di immagini modificate, effetti speciali e stordimenti quasi psichedelico-pittorici nonchè simbolici con l’inserimento di moltissime grafiche realizzate da Mancini. Il percorso narrativo va dal primo al sesto episodio saltando da una provocazione all’altra, smascherando via via il funzionamento e l'(in)utilità o parautilità delle vernissages.

Feticci raccolti e trasformati.

La seconda serie è molto breve e caotica, i montaggi sono molto frammentati e veloci, nessuna grafica, nessuna musica.

Dal mio vecchio sitoweb:

Il montaggio subisce un drastico shift in direzione della semplicità grafica. Le sovrapposizioni di immagini, disegni ed effetti sonori sono scomparse. Il montaggio è frammentato e centrato sull’aspetto auditivo. Il flusso narrativo simula un discorso di senso quasi compiuto ricollegando però parole ed interventi di diversi soggetti in un unico discorso. L’altro criterio di assemblaggio dei cut è quello della catalogazione. Le musiche perdono il valore simbolico e sussistono solo come addolcente, un po come la musichetta nei supermercati.

La terza serie l’ho fatta a Barcellona nel 2018 e chiarisco tutto nel primo video della playlist.

Mi piacerebbe studiare dei montaggi più leggeri e pubblicare una selezione delle grafiche usate oltre che qualche video teasing. Ora però ho altro da fare, è il venti di agosto 2018 mentre scrivo e sono chiuso in casamazzini da più di tre mesi. Comodo qui ma mi farà male tutto questo buio? La luce del sole è un ricordo ormai. Autoimprigionato. Ciao amico, nemico, estraneo.

Aggiornamento (29 Agosto 2018): E’ gia una settimana che sto montando il mio prossimo lavoro “Milano”, un viaggio fatto nel 2017 e assemblato con voice over divertente. La tecnica di editing l’ho sperimentata per la prima volta sulla ricomposizione del primo episodio di questa serie di Vernissage.

Praticamente un racconto un po noioso ma con stacchi continui di immagini. Il bianco e nero serve ad appiattire l’eccessiva disarmonia dei colori tra un frammento e l’altro. Sono convinto che tutto ciò che ho fatto fino ad oggi è noioso e l’unica via d’uscita è la leggerezza e l’autoironia. Vedremo se riuscirò a fare qualcosa di divertente in “Milano”. Ciao.

Scritto da Amerigo Mancini

Il mio lavoro è una ricerca che va avanti da almeno vent’anni. Ho frequenti sbalzi di umore. Sono stato rincoglionito per molti anni. Anche tu lo sei stato. Forse lo sei ancora. Sputo su chi mi sta antipatico. Chi ha segreti verrà pubblicamente sputtanato.

La giustizia del ragnopipistrello

I’m Original, I’m Atàvik (Quaderno Fica 23)