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La massa: Cosa ne pensi?

..della pazzia, della polizia, del successo, dell’arte?

Estate del 2017 ho un’intuizione: “Non voglio più gettare i miei video su Youtube”. Pensavo: “Ci metto ore e ore a fare un montaggio che poi non viene visto da nessuno o peggio ancora viene visto da cretini. Voglio diventare come Holliwood, trasmettere i miei video in anteprima a una cerchia ristretta di amici o ad un pubblico pagante”. Comunicai subito la cosa a Daniele Lotrecchiano, ne fu felice.

VIDEOPROIEZIONI AMERIGHIANE
Cosi feci un’evento in cui trasmisi il film che avevo appena finito di produrre: Krapp. All’evento, oltre a Daniele venne soltanto una persona: Dino Ignani che espresse su di me quest’opinione:

Dino lo conobbi ad una mostra d’arte. E’ un importante fotografo di poeti e il padrino spirituale della mia serie di video Vernissage oltre che di questa. Allora pensai: devo intensificare la mia attività di interviste e il giorno dopo iniziai armato di doppia telecamera e microfono del telefonino.

UN CARTELLO PER BYPASSARE LE OBIEZIONI
Una telecamera riprende me e l’altra riprende l’interlocutore. Sulla testa porto una scritta “SEI IN UN INTERVISTA”. Questa dicitura l’avevo gia testata mesi prima a Milano quando effettuai delle interviste al Cartoomix e per strada. Era il periodo di carnevale e molti conoscono il video “Tu ti scarnevaleggi?”. In quella occasione non mi attaccavo il cartello in testa ma la domanda sul braccio selphy della telecamera. L’obiettivo è lo stesso: chiarire immediatamente alla persona che ho davanti che è finita come un pesce nella rete di una produzione video e che quindi o si scansa oppure è soggetta alla ripresa. Difatti lo stratagemma ha funzionato ed è sempre riuscito a bypassare la classica domanda “Tu chi sei? Dove finirà quest’intervista?”.

COSA NE PENSI? LE TEMATICHE E LA MODALITA
Per la prima volta a differenza della serie Street Mame ed altre produzioni, ho deciso di fare una precisa domanda alla gente. Quindi ho creato quattro episodi: uno sulla pazzia, l’altro sulla polizia, l’altro sul successo e un’ultimo sull’arte. Tematiche molto generiche che però toccano sempre una piccola provocazione: la follia è relativa, la polizia è il braccio del padrone, il successo un’illusione e l’arte è un’invenzione dei ricchi per strappare la magia dalla vita e metterla in un contesto isolato.

LA CLASSIFICA, IL FORMAT E LA MOTIVAZIONE
Il primo episodio sulla follia è il più bello per via della decontestualizzazione del bus. Un’intervista fatta in un bus o alle poste o in una libreria vale sempre doppio. Poi guardali tu, al momento non ho tempo di dirti altro.
Questa serie di video è la prima e una delle poche che rispetta un format di tempi e musiche di fondo e tipologia di tagli. Ne vado fiero per questo.
Ma perchè lo faccio? Il motivo è uno solo: uscire dall’isolamento, sperimentare, aprirmi, fottermene di non essere in grado di rispettare le aspettative altrui, giocare.
E spesso è capita di conoscere persone interessanti. Farò una raccolta di video di alcuni “personaggi” conosciuti in strada. Intanto qui sotto potete vedere l’intervento senza tagli di un ragazzo di strada.

PERCHE’ E’ FINITA LA SERIE?
Ho finito la motivazione e mi sfuggiva di mano il format infatti l’ultimo episodio sull’arte l’ho dovuto montare due volte perchè la prima aveva musiche e tempi diversi. Ha anche alcune immagini extra.

Ah, questa serie fu presentata ad un secondo appuntamento di Videoproiezioni Amerighiane.

 

Scritto da Amerigo Mancini

Il mio lavoro è una ricerca che va avanti da almeno vent’anni. Ho frequenti sbalzi di umore. Sono stato rincoglionito per molti anni. Anche tu lo sei stato. Forse lo sei ancora. Sputo su chi mi sta antipatico. Chi ha segreti verrà pubblicamente sputtanato.

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