L’ostracizzazione dei creatori indipendenti

Odiano le logiche di mercato, chiedono in continuazione fondi per finanziarsi. Incoerenza?
I creatori indipendenti sono odiati da tutti gli idealisti di sinistra. Questi idealisti cercano solo una cosa e cioè diventare degli idoli e lo fanno nel modo più bieco possibile: nascondendosi. Le astrazioni sono robot ciechi pronti a sparare senza valutare. Queste sono le caratteristiche dell’idea “no profit”, una logica che cercando di togliere al ricco finisce per massacrare il povero. Odio tutto questo, l’ho sempre odiato e l’odierò sempre.

L’alternativa a tutto questo è la santissima ipocrisia delle vittime. Quelli che intralcianola sopravvivenza dei micro-creativi indipendenti come me. Quelli che “facciamo tutto gratis” e remano contro. Quelli che tolgono a chi gia non ha nulla in virtù dell’ideale del “NO PROFIT”.
Fanculo agli ideali ciechi. Agli ideali inflessibili. Agli ideali che sopravvivono moltiplicando il problema che cercano di combattere. Agli ideali comodi e codardi.

I nemici alla libertà sono quindi due: da un lato i mass media ultrapotenti che controllano la percezione della massa e dall’altra gli idealisti di sinistra. Questi ultimi arrivano dove non arriva il main stream: massacrano e tolgono la vita a tutti i creatori indipendenti facendoli sentire in colpa, cattivi e promotori del regime.

Sto provando a ribellarmi a entrambe le figure. Vivo in strada.

Ecco la mia storia

All’età di quindici anni lessi “La Strada” di Kerouac. Jack fece un’esperimento con un suo amico: chiudersi ogni sera in una stanza e parlare senza censura per un’ora. Ne uscivano lunghi discorsi deliranti. L’idea mi piaceva perchè ho spesso sentito il bisogno di confessarmi, di esporre le mie perversioni, idee sconclusionate e forse traumi.

I PRIMI VIAGGI SENZA SOLDI
In quel libro però il centro era la vita in strada, la vita da hobo di Kerouac. Viaggiava e dormiva un po dove trovava senza preoccuparsi dei soldi.

A diciassette anni portai un paio di miei amici in un viaggio del tutto simile a questo. Dormivamo sotto le vetrine dei negozi e viaggiammo camminando tra la sardegna e Perugia. Poi vidi il film Into The Wild. Arrivò in un momento in cui avevo voglia di tagliare con tutto. Tentai un secondo esperimento ma durò pochissimo.

Dopo le scuole superiori intrapresi la carriera di musicista jazz e fallii, di webmaster e fallii e infine mi iscrissi all’università e ho fallito anche in questo tentativo. Tutto ciò che inizio non lo porto a termine. Mi sentivo in colpa verso i soldi di famiglia che ero costretto ad usare per sopravvivere ma al contempo odiavo la famiglia per non essermi riusciti ad amare a sufficenza da dotarmi di spina dorsale. Avendo assistito un cane so che educare non è solo tollerare ma spiegare esattamente come sta il mondo circostante, l’ambiente in cui vive un individuo.

Non importa credere nell’utilità delle regole sociali o criticarle, importa conoscerle perchè esistono. A me non mi è stata mostrata la realtà.

TAGLIARE CON TUTTO: LA MORTE DI MIA MADRE
Partendo da questo assunto anche se molto in ritardo pensai che l’unica cura possibile era la terapia d’urto: se non ho soldi devo vivere per strada; se non sono riuscito a guadagnarmi il pane, mi merito la sofferenza.

Cominciai a dormire in strada nel aprile del 2012 fino ma il destino interruppe l’esperimento. Vi spiego come andò. Erano passate due settimane ed ero esausto. Da viziato il quale sono pensai di tornare a casa per qualche giorno e poi proseguire ma accadde l’impensabile. Di ritorno in puglia mia madre morì. Morì in mia presenza a poche ore dal ritorno.

Da quel momento il piano cambiò. Decisi di andare a Londra per lavorare ma fallii anche come cameriere.

VIVERE SOTTO AI PONTI
Nel 2016 però accadde che conobbi alcune persone a Roma che mi supportarono nell’idea di vivere in strada e all’età di ventinove anni cominciai a dormire dove trovavo. Ora è il 2018 e dopo due anni sono appoggiato nuovamente in casa di mio padre.

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Le statistiche dicono che chi va in strada prima o poi ci torna. La strada è una spece di terapia molto dolorosa che simultaneamente cura e ammazza. In strada la propria diversità diventa sostanziale ci si sente separati dal mondo e l’ego in una forma molto perversa e forse sana si rafforza. La frenesia della vita odierna, la fuga e l’inseguimento al denaro, il continuo voler sopraffare i nostri simili. Queste cose le si riesce a vedere molto bene quando si vive in strada.

ESPRIMERSI IN STRADA
La strada è un terreno di battaglia in cui voglio far trionfare la libertà d’espressione. E’ in strada che vorrei poter fare i miei monologhi deliranti Kerouachiani, non su YouTube. E’ in strada che vorrei proporre i miei disegni, proiettare i miei video, recitare, suonare, scambiare. Da questo punto di vista la strada è trincerata, per poter esprimersi è necessario un permesso e quando lo si riceve una guardia viene mandata a sorvegliare che tutto vada bene.

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LA SOFFERENZA
Ho mangiato rubando gli avanzi sui tavoli dei Mc Donalds, nelle pattumiere, frequentando le mense per i poveri, chiedendo l’elemosina o elemosinando soldi online. E non è accaduto una tantum ma per due anni consecutivi. Ho dormito sotto alle chiese, nei parchi pubblici, in chiese occupate, su panchine, sotto alle banche, in tendopoli e vicino al mare.
Chi vive in strada ha spesso il vizio dell’alcol o della droga o ha forti problemi mentali. Personalmente m isento molto vicino a questi ultimi. Un uomo che incontrai a Santa Cruz mi disse che di punto in bianco cominciò a sentire delle voci nella testa. Queste voci diventano molto rumorose vicino ad alcuni luoghi. Percui lui seguiva il silenzio ovunque lo portasse e lo portò a vivere a Santa Cruz. Così si è risparmiato di farsi chiudere in clinica. Questo signore è un furbo, ce ne sono altri che non arrivano a tale onestà con se stessi e finiscono per sentirsi seguiti da spie, credere in complotti fatti alle loro spalle e simili.

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TI CHIEDO DI SUPPORTARMI
Creo contenuti online da più di dieci anni. Scrivo, disegno, parlo e condivido tutto ciò che ho. Sono disposto ad assistere chiunque veda in me una guida o un partner necessario alla realizzazione dei propri progetti. Ho visto e sperimentato diverse cose che possono esservi utili.

Dall’altro lato mi piacerebbe continuare a documentare le mie esperienze in strada in modo sempre più adeguato, semplice e comprensibile senza rinunciare all’onestà. Youtube è una scuola di manipolazione mentale. L’utente medio viene costretto a vedere contenuti strutturati in maniera conforme, uniformati in tempi e stili. La logica dei clic, delle view, delle sottoscrizioni e del continuo sforzo per vendere e fidelizzare. Queste cose sono micce potentissime per il mio sadismo. Mi piacerebbe fare un bel sogno in cui squarto con le mie mani chi è vittima di queste modalità, creativi che vendono l’idea di omogeneizzazione.

Perciò vi chiedo di supportarmi come potete, con donazioni o la sottoscrizione mensile o comprando qualche oggetto. Dal canto mio terrò questo sito aggiornato e sto sviluppando alcuni montaggi che richiedono molto tempo. Se per diverse settimane non pubblico niente è perchè sta per uscire un video molto ben fatto.

Accetto le vostre idee. Potete scrivermele per email.